venerdì 30 novembre 2012

Un blues degli Stones




... poi ci sono giornate in cui la colonna sonora naturale è un blues degli Stones.

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mercoledì 28 novembre 2012

Nella Serenissima giovani leoni imparano a volare.

« Leone di San Marco, leone del profeta,
ad est di Creta corre il tuo vangelo.
Si staglia contro il cielo il tuo simbolo strano:
la spada e non il libro hai nella mano.
 »
(Francesco Guccini, Asia)


Tra ieri ed oggi due belle notizie da Venezia e Vicenza, due belle persone, giovani e preparate, due successi professionali costruiti su fatica e voglia di fare.

Persone che sanno costruire, prima ancora che carriere, rapporti senza sgomitare, senza scorciatoie. Persone per cui è bello tifare.

Pare inoltre che una autrice (in omaggio a lei le molte citazioni di questo post) finalmente scriverà quel libro che da tempo ho voglia di leggere, che a molti imprenditori farà bene leggere per sentirsi un pò meno soli e per imparare che cosa vuol dire internazionalizzazione.

Cari trentenni niente più alibi, nella Serenissima, all'ombra di San Marco crescere è possibile. In quel luogo magico tra occidente ed oriente giovani leoni imparano a volare.

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martedì 27 novembre 2012

Ciao, ciao, bambina.


Ciao, ciao, bambina, un bacio ancora
E poi per sempre ti perderò
Come una fiaba, l'amore passa:
C'era una volta poi non c'è più

Ciao, ciao, bambina, non ti voltare
Non posso dirti rimani ancor
Vorrei trovare parole nuove
Ma piove, piove sul nostro amor

Piove - Domenico Modugno






Due notizie in pochi giorni, un uno/due che neanche stessimo tirando di boxe, e nessuno a chiedersi se possiamo permetterci di perdere Fiat Industrial che se ne va in Olanda, per non parlare di quanto sta accadendo a Taranto per ILVA.

Sempre più un Paese che non capisce le imprese, un Paese che utilizza la politica fiscale in maniera miope per rendere poco attraente investire in Italia, un Paese che utilizza la politica industriale per gestire favori ed interessi politico/economici.

Ed invece basterebbe poco, basterebbe fare un passo verso gli imprenditori per farli sentire meno soli.

E mentre tutto ciò accade, mentre l'iceberg si avvicina, canticchiamo quel motivetto che ci piace tanto:
Ciao, ciao, bambina, un bacio ancora
E poi per sempre ti perderò


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lunedì 26 novembre 2012

La tempesta delle foglie gialle

Capita a volte di tornare a casa la sera e di essere sommerso dai racconti delle avventure del Panatino (mio figlio, 18 mesi appena compiuti, poche parole ma grandi doti mimiche e di recitazione ;-).

I suoi pomeriggi ai giardinetti con la nonna, i primi incontri scontri con i bambini della sua età, bambine maleducate che parlano e si muovono come la matrigna di biancaneve e soprattutto, quando c'è vento, la tempesta di foglie gialle, che non ho ben capito cosa sia ma deve essere qualcosa di grandioso, uno straordinario fenomeno naturale irripetibile se non in presenza di Tommaso e di sua nonna.

Mia moglie a volte sorride meravigliata alla fantasia della nonna mentre racconta tutto questo (mio figlio Tommaso nel mentre mima gli sguardi minacciosi della bambina e il vento che fa volare le foglie).

Io quella fantasia la ricordo bene, ha accompagnato tutta la mia infanzia e sono felice che accompagni quella di mio figlio. Quei pomeriggi in cui si affrontano attacchi indiani e le incursioni dei bucanieri.

E mentre sorrido ai loro racconti mi ricordo le parole di uno straordinario sacerdote qualche mese fa che ci raccomandava di raccontare e ricordare ciò che facciamo coi nostri bimbi, perchè loro vivono e rivivono la realtà attraverso i nostri racconti.

PS Se capitate per Milano ed avete tempo provate a passare per San Simpliciano. Tra i sacerdoti c'è l'ex rettore della facoltà di teologia, persona di straordinaria cultura e ricchezza umana.  

PS Per la tempesta di foglie gialle purtroppo non posso garantire nulla, ma forse basta chiudere gli occhi e tornare bambini per un pò ;-)

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Tremendamente giovani e preparati: vincono perchè accettano l'idea di fallire.

Ha la mente di Tetsuya ma tutto il resto fa da se'
non conosce la paura ne' sa il dolore che cos'e`
lotta, cade, si rialza sempre vincera`


Mazinga - la sigla 

Periodo di riflessioni nel nostro Paese tra rottamatori e formattatori.
Tutti a scandalizzarsi per l'assenza di giovani nei posti di comando, nei cda, nella rivoluzione delle primarie del PD. La soluzione proposta spesso è chiedere un'occasione, pretenderla per legge come per le quote rosa.

Confesso qualche mia perplessità, non mi sono mai iscritto tra i giovani (non oggi che ho appena compiuto 40 anni e quindi sono fuori tempo massimo, ma neanche ai tempi del liceo).

Ho sempre avuto paura delle categorie. Ho sempre diffidato delle rivoluzioni ed ammirato la cultura tedesca e giapponese del miglioramento continuo.

Quello che a volte mi sorprende invece è che troppo spesso siamo noi a considerarci giovani (o troppo giovani), a cullarci in questa categoria di eterne belle speranze
Siamo tutte persone con grandi potenziali mai espressi a causa di una infinita, ma rassicurante, gioventù.

Mi capita spesso di essere il più giovane ad entrare in una sala riunioni, quello che deve lavorare un pò di più per aver diritto a sedersi al tavolo delle decisioni. Sono sincero, quasi sempre è giusto cosi. Ho ancora molto da imparare e non vedo nei 50 o 60enni usurpatori ma maestri.

Poi capitano giornate strane in cui ti trovi a rappresentare qualcuno di più importante di te ( che non ha avuto paura a darti una occasione) e finisci in Bocconi a fianco del nuovo rettore a discutere (nel mio caso in realtà ad imparare) di risk management con un paio di professori, i responsabili della casa editrice EGEA, il gentilissimo direttore della SDA e una mezza dozzina di amministratori delegati di imprese italiane.

Sei li con un panino in mano e ti rendi conto che quelle persone che fanno di tutto per metterti a tuo agio in molti casi non arrivano ad avere 50 anni. Il nuovo rettore Andrea Sironi ne ha 48.

Otto anni più di me, la rappresentazione stessa sia del fatto che non sono più cosi giovane, sia che è ora di abbandonare facili alibi, ci sono giovani tremendamente preparati che in posti di comando ci sono già. 

Quello che manca a volte è il mentore, quello che le sue battaglie le ha già fatte e può consigliarti, aiutarti. Ma i giovani lo cercano? lo pretendono? non sempre temo.

Forse è ora di guardarsi allo specchio, rimboccarsi le maniche, dimenticarsi il potenziale e provare a rischiare, accettare l'idea di fallire.

Lottare, cadere, rialzarsi e crescere.

PS1 Ero li in rappresentanza del Presidente dell'Ordine di Milano che di anni credo ne abbia 50 o quasi.

PS2 Il più giovane presente in riunione era il presidente di Rena e di anni ne ha 30 o giù di li.

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mercoledì 21 novembre 2012

La paura e l'entusiasmo dei professionisti di Milano


Ignis, Olimpia, Cinzano.
Sangue dal sopracciglio,
Lampo, fotografo, abbaglio.

Quante cose si fanno sapendo che sono uno sbaglio,
Quante cose si fanno sapendo di farsi del male.
Chissà cosa affascina tanto, chissà cosa piace
In un uomo che sbatte alle corde e non vuole cadere.

Boxe a Milano - Pacifico


Sono stato invitato a bere qualcosa con dei giovani avvocati ansiosi di condividere l'entusiasmo di una nuova avventura, di un nuovo studio, di un nuovo inizio.

Persone perbene, quell'essere trasparenti che ti fa sentire a casa, che ti fa immediatamente tifare per loro, che crea empatia.

Ed un leggio che si erge quasi dimenticato e trionfante al centro della stanza, ponte tra l'uomo ed il professionista, simbolo di passione ed impegno.

Sono serate che fanno bene, intense, proseguite con una cena con un amico a parlar di lavoro, un manager che vuole crescere, che vuol proteggerti.

Ed incontrare nel ristorante, pochi tavoli più in la, un tuo cliente anche lui li, con quel sorriso stanco di chi lavora di chi non si arrende ad un mercato avaro, due generazioni a far impresa che son cresciute con noi e noi con loro, da trenta anni con Studio Panato.

Milano sa essere generosa, sa regalarti serate come queste fatte di fatica, di paure ma soprattutto di sogni e di entusiasmo.

Ed e' bello pensare di essere qui, perché nonostante tutto questa città e' viva e non si arrende.


PS: Che poi alcune canzoni hanno anche una storia...

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Il futuro della PMI ovvero la PMI con un futuro

Il bello di internet è che se ben frequentata ti costringe a pensare, a ridefinire, a porti domande uscendo dalla tua piccola nicchia di confort.

Analizzando il report di una delle principali banche italiane su PMI ed innovazione digitale con alcuni amici si è provato a discutere su cosa sia la PMI digitalizzata.


La definizione non è facile nè agevole. Di certo un sito e/o un e-commerce non rappresentano innovazione.

Informatica ed internet possono aiutare in molte cose (cito banalizzando quanto già emerso nella conversazione in maniera più dettagliata di quanto non faccia io di seguito):
  • report e attenta definizione costi e margini
  • marketing e comunicazione
  • ridefinizione dei rapporti con fornitori e clienti
Quello però che credo debba essere considerato il carattere distintivo della PMI digitalizzata è la ridefinizione del business. 

Imparare a ripensare come una start up. La rete offre informazioni ed occasioni di incontro ed approfondimento importanti. 

L'impresa, anche la micro impresa, se vuole sopravvivere, ha l'obbligo di sfruttarle per acquisire competenze manageriali ormai indispensabili. 

Un esempio da approfondire e studiare ci viene offerto dal settore medico

Ne ho già parlato qui, ma sarebbe una strategia da scomporre ed analizzare per offrire spunti a molte pmi in diversi settori..

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martedì 20 novembre 2012

Poesia dei doni di Jorge Luis Borges

Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause

per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità
,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,

per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra.
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,

per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e Tarpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
per due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.


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mercoledì 14 novembre 2012

Serenamente a mollo mentre il fiume straripa

In questi giorni sono costretto (ed è una fortuna) a pensare al futuro della professione. 

Forti stimoli vengono sia dalla Fondazione Dottori Commercialisti di Milano, sia da un nuovo progetto editoriale su cui stiamo lavorando in questi giorni con la mia casa editrice.

Credo di avere un approccio alla professione abbastanza innovativo, non legato a rendite di posizione o a rimpianti di un passato che forse sono troppo giovane per aver avuto.

Sicuramente però dalle conversazioni avute ultimamente ho avuto l'impressione che i tempi per cambiare si siano notevolmente ridotti.

Le spinte a cambiare o ad estinguersi sono molteplici:

  • crisi economica
  • Ordini e categorie tradizionali non più in grado di governare il cambiamento
  • Ruoli professionali tendenzialmente sempre meno definiti e competenze sempre più concorrenti
  • percorso verso un fisco europeo uniforme e semplificato (meno adempimenti, meno lavoro per il commercialista tradizionale)
  • aumento della dimensione media aziendale ed internalizzazione di contabilità, bilancio, ecc.
  • internazionalizzazione
  • difficoltà per il singolo professionista a reggere il cambiamento
  • tecnologia che a breve tra fattura elettronica, conservazione sostitutiva ecc... renderà la contabilità un automatismo...
Non male come scenario prossimo venturo. 

E' uno scenario che ci accomuna alle imprese nostre clienti con cui bisognerà dialogare maggiormente per capire, comprendere come crescere ed evolvere insieme.

Come sopravvivere? Due credo siano le leve su cui  agire:
  • competenze professionali elevate (utilizzabili per offrire diversi servizi)
  • conoscenza del settore aziendale in cui opera il cliente.
Riflettere oggi è importante, il tempo è poco e le sfide molte come ampie sono le opportunità per noi e per le imprese nostre clienti.

L'unica cosa che non possiamo permetterci è di starcene serenamente a mollo mentre il fiume straripa.

Di questo e di molto altro parleremo a Novara lunedì 19 al convegno su:

Dice il saggio: 
  • Si possono conoscere diecimila cose a partire dalla conoscenza profonda di una sola cosa. (Miyamoto Musashi)
  • Una conoscenza superficiale è più dannosa dell'ignoranza. (Miyamoto Musashi)
  • Meno sappiamo, più lunghe sono le nostre spiegazioni (Ezra Pound)

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martedì 13 novembre 2012

Studio professionale tra strategia, marketing e comunicazione


Lunedì 19 novembre sarò a Novara, ospite dell'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili locale, in qualità di relatore al convegno:

LO STUDIO PROFESSIONALE TRA STRATEGIA, MARKETING E COMUNICAZIONE.


Una proposta di percorso tra on line ed off line per provare a ripensare il modo di intendere la professione


Parlerò del nostro Studio, di come siamo cresciuti e di come siamo cambiati in questi anni.

Molte sono le sfide che ci aspettano come professionisti e come categoria.

Il pericolo è subirle passivamente. L' opportunità è utilizzarle per innovare.

In particolare ci confronteremo con i partecipanti su:

1.Il piano di sviluppo dello Studio
2.Modelli organizzativi
3.Risorse umane e comunicazione interna
4.Recruiting
5.Ruolo della tecnologia
6.Relazione con il cliente
7.Internet – Marketing- strategia


Scarica la Locandina: 
LO STUDIO PROFESSIONALE TRA STRATEGIA, MARKETING E COMUNICAZIONE.
Una proposta di percorso tra on line ed off line per provare a ripensare il modo di intendere la professione

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venerdì 9 novembre 2012

Passaggio generazionale: il rischio della matrioska


Su questo blog abbiamo più volte parlato di passaggio generazionale, di rischi ed opportunità.

Ultimamente mi sono imbattuto in due realtà differenti, la prima virtuosa di due fratelli che hanno vinto la battaglia con il padre, gestendo ora l'azienda in autonomia, con perfetta suddivisione dei compiti, innovandola e facendola crescere.

Parlando con loro la parola più ricorrente è stata: curiosità. Nuovi consulenti spesso affiancati ai vecchi, nuovi percorsi, nuove strade da analizzare anche se non necessariamente da seguire.

Lavorare in due inoltre li ha messi al riparo dalla, tipica in questo periodo di scelte spesso difficili, solitudine dell'imprenditore.

L'altro caso invece è più pericoloso e frequente in un passaggio generazionale ancora in corso tra padre e figlio.

Al figlio spesso per farsi le ossa viene affidato un progetto, altre volte è esso stesso a proporlo al padre e a dedicarci tempo ed energie vivendolo come occasione di affrancarsi dalla tutela paterna.

Il rischio è che i confini temporali del progetto non siano ben definiti e che il figlio assaporando l'autonomia, finisca non per innovare l'azienda ma per creare una impresa nell'impresa.

Capite bene il rischio di una situazione simile. Al posto di contribuire ad apportare novità ed entusiasmo in una realtà più complessa, più faticosa ma con grandi potenzialità, il figlio preferisce gestirsi un suo piccolo angolo di autonomia dove conquistare più facili, veloci ma effimeri successi agli occhi propri e del padre.

Ci si trova cosi difronte ad una azienda guidata con due vision differenti, rallentata da uno strabismo che disorienta i consulenti e fa perdere speranze e fiducia ai collaboratori.

E' un rischio a cui si è facilmente soggetti, spesso agevolati da consulenti che han solo voglia di prendere un nuovo cliente, magari entrando alla corte del figlio e contribuendo cosi ad una frattura che è invece interesse vitale dell'azienda sanare.

Il mio ruolo è spesso scomodo, tra un padre troppo severo ed un figlio troppo poco coraggioso. Son due situazioni normali, corrette e fisiologiche se limitate nel tempo.
Patologiche se si incancreniscono.

Il passaggio generazionale è una bella sfida, lo è per tutti gli attori in gioco, ma bisogna ricordarsi che l'unico valore da tutelare è l'azienda.

Anche perchè, vi assicuro, è molto più facile gestire il passaggio generazionale di una impresa che cresce, che può permettersi di sperimentare e sbagliare, che crescendo può inserire figure nuove senza dover sostituire le vecchie e quindi generare battaglie interne tra generazioni. Solo cosi il gioco diventa a somma maggiore di zero.

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giovedì 8 novembre 2012

Confusione liberale

Mi ero promesso di non scrivere più di politica ma la passione ha vinto sulla professionalità.
il lettore più serio mi scuserà e passerà giustamente oltre.

Chi segue il blog sa che nutrivo simpatie e speranze per Fermare il declino, simpatie accompagnate da una buona dose di scetticismo liberale già ampiamente espresso e descritto sia su questo blog, sia sulle pagine del quotidiano fondato dal Conte di Cavour.

Oggi sono sempre più sconcertato. Fermare il declino ed Italia Futura han preso strade diverse.

Fermare il declino si è dotato di un programma liberista o come piace a loro definirlo "di buon senso" (cosa che già mi rende antipatica l'affermazione, il buon senso dipende dalle persone e, legittimamente, differisce. Buon senso è una affermazione anti politica e tecnocratica). Dopo aver cercato di aprire al mondo cattolico pare deciso a fondersi con Renzi restando alternativo al PD. Capite bene la mia confusione....

Italia Futura pare annacquare la propria visione liberale accogliendo prima ed alleandosi poi con forze vecchie e nuove del mondo cattolico.

Quanta confusione quando ci sarebbe bisogno di maggiore linearità e certezza.

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Praticante commercialista: chiarimenti sull'esame di stato


A completamento del precedente post: Pratica commercialista - revisore: una confusione che i ragazzi non meritano e che non fa onore alla categoria.

Segnaliamo un articolo di ITALIA OGGI che riporta il parere firmato della Ragioneria Generale dello Stato che conferma la nostra interpretazione. 

MILANO (MF-DJ)--L'aspirante dottore commercialista potra' svolgere in contemporanea e per 18 mesi anche il tirocinio per diventare revisore legale dei conti.

Anche se in quest'ultimo caso, scrive Italia Oggi, per l'iscrizione all'apposito registro sara' necessario completare la pratica con altri 18 mesi, poiche' per esercitare il controllo dei conti la legge prevede un
tirocinio di 36 mesi. I due periodi di apprendimento possono quindi svolgersi contestualmente o essere disgiunti. E' di questo avviso la Ragioneria generale dello stato che, in una risposta a Italia Oggi, chiarisce la piena compatibilita' dei percorsi.


Articolo:  Praticantato commercialista - revisore, vale il doppio tirocinio

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martedì 6 novembre 2012

Il fascino malvagio del BTP, ovvero la concorrenza sleale dei titoli di Stato.

Valutare aziende lo faccio di mestiere, bene o male, me la cavo.

Molte volte preso tra due diligence e tassi free risk non te ne rendi neanche conto, corri, corri, analizzi il piano, verifichi la ragionevolezza delle ipotesi, ma poi qualcosa non torna. Ti fermi, rifletti, cerchi di andare oltre il foglio excel.

Ti chiedi perchè mai l'imprenditore dovrebbe investire in azienda se il BTP è cosi allettante.

Rallenti nella tua corsa e ti domandi perchè le banche dovrebbero prestar soldi alle imprese se il BTP è cosi allettante.

E ti ricordi quelle due righe sul libro di macroeconomia, studiate un pò a memoria, un pò perchè il professore ci aveva messo una certa enfasi che voleva dire che all'esame, be a citarle non si sbagliava.

E mentre valuto, mentre cerco di costruire il mio foglio di excel mi ricordo quelle parole, un pò minacciose.

Lo Stato fa concorrenza al risparmio privato sottraendo risorse per la crescita, per l'innovazione, risorse necessarie alle imprese ed all'occupazione.

E oggi mi ritrovo a capire bene quelle parole, ad analizzare il costo opportunità dell'investimento tra un BTP e capannoni sfitti ed imprese che non vendono. 

Lo so, lo so, non sono il primo a dirlo, ormai risulto quasi banale ma di certe cose ti accorgi soprattutto quando hai davanti delle persone.

E non parlo di situazioni difficili, di crisi aziendali, parlo di realtà virtuose e del drammatico freno a mano tirato con cui questo Paese si ostina a marciare.

Il foglio di excel resta li, un pò vigliacco con l'imbarazzo di guardare l'imprenditore con davanti il fascino malvagio del BTP.

Poi per fortuna l'imprenditore ci crede, investe, ma perchè deve farlo sempre con il cuore pesante di chi va controcorrente?

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giovedì 1 novembre 2012

Pratica commercialista - revisore: una confusione che i ragazzi non meritano e che non fa onore alla categoria.

E' passato ormai qualche anno da quando ho terminato la pratica e superato l'esame di stato, molte cose sono fortunatamente cambiate da allora, almeno a Milano.

Chi mi conosce sa che le contestazioni le ho fatte sempre a muso duro da praticante rischiando anche non poco.

Oggi mi trovo nella posizione opposta, da professionista che cerca di insegnare e di rispettare i più giovani.

Da anni sono tra i docenti SAF in Bocconi per il corso biennale serale per formare i nuovi commercialisti e revisori e da qualche mese sono nel CDA della Fondazione Dottori Commercialisti che gestisce la scuola.

La riforma delle professioni ha complicato in maniera folle la pratica professionale con il risultato che oggi i ragazzi non riescono più a capire come fare ad abilitarsi.

In sintesi e semplificando:

  • ieri la pratica durava tre anni, valeva sia per diventare commercialista sia per diventare revisore legale, terminata la pratica un unico esame che se superato sanciva l'abilitazione.
  • oggi la pratica da commercialista dura 18 mesi mentre quella da revisore 3 anni, non si capisce quando fare l'esame di stato, se ne basta uno, se ne servon due, ecc... gran confusione.
Sullo sfondo una norma poco chiara, la volontà di separare le due professioni (commercialista vs revisore) ed una scarsa attenzione ai giovani.

Oggi leggo su ItaliaOggi l'articolo di Cristina Bartelli (che vi invito a seguire su twitter @cribart ) che la ragioneria interpellata sul tema ha dato la seguente interpretazione in qualche modo avvallata dal modulo di iscrizione appena pubblicato:
  • tre anni di pratica da revisore più esame
  • superamento esame da dottore commercialista + ulteriori tre anni di pratica da revisore senza dove dare ulteriore esame.
L'interpretazione che l'articolo pare suggerire avallato dall'interpretazione della ragioneria del ministero è una gincana tra pratica commercialista (18 mesi) + esame di stato + pratica revisori (3 anni). Praticamente l'ergastolo.

Non mi è chiaro cosa avverrà dei ragazzi che stanno terminando la pratica in questi mesi e a cui va tutta la mia solidarietà. Quello che è certo è che non meritano tutto questo. Soprattutto credo non lo meritino come cittadini. La situazione è assolutamente vergognosa, vergognosa anche per chi l'ha resa possibile: legislatore, lobby professionali ecc... si può tollerare una norma chiara ma penalizzante, non si può tollerare una confusione di tale portata.

La mia interpretazione è più italiana, cambia tutto per non cambiare nulla.

La pratica fatta presso un commercialista e revisore legale (la quasi totalità dei professionisti somma in se entrambi i titoli) varrà sia per diventare commercialista sia per diventare revisore e si arriverà, nella pratica, a tre soluzioni:
  1. pratica di 18 mesi + esame a fine pratica = commercialista
  2. pratica di 3 anni + esame a fine pratica = commercialista e revisore
Questa ultima ovviamente sarà l'opzione gettonata dai più salvo ulteriori chiarimenti lasciando sostanzialmente inalterata la situazione ante riforma.

Restano da chiarire le posizioni intermedie alternative su cui si dibatte che possono in qualche modo avvantaggiare o penalizzare il praticante:
  • pratica di 18 mesi + esame a fine pratica = commercialista + ulteriore pratica di 18 mesi  (senza ulteriore esame) = revisore
  • pratica di 18 mesi + esame a fine pratica = commercialista + ulteriore pratica di 3 anni senza ulteriore esame = revisore
La prima parrebbe la più ragionevole nonostante l'assurdità di un esame superato prima di terminare la pratica (un pò come laurearsi prima di finire l'università), la seconda è quella riportata dalla giornalista di ItaliaOggi sulla base dell'interpretazione della Ragioneria Generale dello Stato (nuova titolare del registro revisori) che ovviamente porterebbe a scoraggiare i ragazzi dal tentare l'esame appena terminata la pratica da commercialista.

Sono sincero, la soluzione prospettata dalla ragioneria pare più una soluzione di comodo per facilitare il conteggio dei 3 anni di pratica che altro. 
Inoltre è una interpretazione a mio parere del tutto arbitraria a tutela dello status quo.
Mi auguro fortemente venga superata.

In tutto questo io mi chiedo la ratio di questa riforma:
  • O la pratica serve, come credo, e la si valorizza (pagando i praticanti, insegnando e facendoli crescere, rispettandone la professionalità, eventualmente rafforzando il ruolo delle scuole post laurea) 
  • o la pratica non serve e allora la si elimini del tutto e si condizioni l'abilitazione al mero superamento dell'esame (con professionisti dotati di gran bagaglio teorico e nulla più).
  • o si aboliscano ordini ed albi che rinasceranno sotto forma di associazioni sul modello anglosassone e porranno condizioni di accesso agli iscritti a tutela del marchio e della qualità.
Il cliente lo si tutela o con un marchio di qualità (gestito per legge da ordini professionali o volontariamente istituito da libere associazioni) o levando il marchio e lasciando a lui la scelta.
Se do un marchio qualità a prodotti scadenti, be, credetemi, questa è tra le tre la soluzione peggiore per il cliente.

Che il legislatore scelga, sono lecite tutte e tre le soluzioni. Posso condividerle o meno ma hanno tutte una loro dignità. Vergognoso è solo non scegliere.

PS per i più liberisti ricordo, anche per far chiarezza, le mie posizioni sull'abolizione o meno dell'ordine, e che i commercialisti non hanno sostanzialmente riserve di legge.

Pensieri scomodi: leggo Marchionne e penso a Kissinger

Questa mattina ho letto con il consueto interesse l'intervista a Marchionne sul Corriere

Il personaggio è controverso ma mi affascina. Non da sconti e non ne chiede. Si espone, ha visione, spesso è  politicamente scorretto (cosa alquanto buffa per un amministratore FIAT in Italia).

Non nascondo una certa simpatia per l'uomo, pur pieno di contraddizioni. 

Nuovi piani della multinazionale, in Italia puntare su vetture premium valorizzando i marchi simbolo del made in Italy Alfa e Maserati sfruttando al meglio meccanica e distribuzione del gruppo.

Puntare su export per sopravvivere ad un mercato drogato o moribondo.

Ribaltare il gruppo rivolgendosi al mercato internazionale che resta l'unico remunerativo.

Linee guida classiche in fondo che hanno solo la colpa di trascurare il nostro Paese (Paese che ha dato tanto alla FIAT e che forse dovrebbe fare più autocritica a se stesso che non colpevolizzare l'azienda. Umano chiedere soldi, l'errore è stato concederli).

Paese che sbagliando concedendo sussidi, è convinto di riparare (sbagliando ancora una volta) chiedendo indulgenza ed alibi. Due errori difficilmente si correggono, più facilmente si aggravano.

La critica più grande forse è che in Italia gli si chiede una dose di quella che solitamente viene chiamata responsabilità sociale che oggi chi fa impresa fa fatica a permettersi. 

Mentre leggo l'intervista mi viene in mente un altro personaggio, altrettanto scomodo, altrettanto affascinante: Henry Kissinger (non a caso da sempre amico e consulente di Casa Agnelli).

Lo ricordo ad una conferenza di politica internazionale in Bocconi anni fa, sicuro, diretto, scorretto ma terribilmente realista ed efficace.

Soprattutto ricordo la risposta a chi, malizioso, gli chiese la sua opinione sulla responsabilità sociale di impresa, tema tanto in voga allora. Duro e netto: la prima ed unica responsabilità dell'impresa è quella di fare profitto per garantire la remunerazione di capitale e lavoro.

Tagliente ed affilato come sempre ci ricordava che essere buoni non può costituire un alibi per chi fa impresa. Si può esser responsabili socialmente se si fanno utili. Con le perdite si rischia solo di fallire.

Riporto qui qualche frase per farvi comprendere lo stile dell'uomo, a volte estremo, sempre realista. Comunque sia uno che ha sempre privilegiato la chiarezza delle sue posizioni alla voglia di farsi degli amici.

  • La pianificazione comunista incentiva i funzionari non a produrre di più, ma a sottovalutare ufficialmente il potenziale produttivo, in modo che poi non si possa rimproverare loro di non essere riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati
  • [Sull'elezione di Salvador Allende in Cile] Non vedo alcuna ragione per cui ad un Paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.
  • La moderazione è una virtù solo per quelle persone che pensano di avere un'alternativa.
  • Non è possibile una crisi di governo la prossima settimana: la mia agenda è già piena.

Non a caso mi colpì moltissimo il suo stile rispetto a quello dei nostri politici, allora democristiano e teso ad annegare il conflitto a costo di non risolvere il problema, oggi ad ampliare il conflitto per polarizzare il consenso a costo di trascurare la soluzione del problema.

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