lunedì 28 novembre 2011

Più felici e più veloci.

È strano come ad alcuni eventi, magari apparentemente di poco conto, si associno a volte riflessioni importanti. Importanti quanto meno per chi le fa, sia bene inteso.

Ricevo sempre con piacere la newsletter di Brain Team Consulting (che però per me ha il viso di Mario Gastaldi), sia per i contenuti, sia perché mi ricorda di fare il punto della situazione della mia strategia di Studio.

“Cosa possiamo imparare nei prossimi giorni?” è il titolo della email che già mette allegria, sembra quasi ti prenda per mano e ti apra mille possibilità.

Il titolo rilancia il tema dell’apprendimento e quello delle conversazioni (quelle difficili sono il cavallo di battaglia di Mario, curiosate un po’ sul suo blog se avete voglia, è ricco di spunti e generoso nel fornire materiali). 

Ricordando le chiacchierate informali fatte durante un paio di aperitivi in un noto bar milanese (conversazioni che per il sottoscritto sono sempre le più preziose), associo sempre la sua figura alla sincerità, ad un lento e metodico lavoro per preservarla o ritrovarla.

Imparare ad esser sinceri con se stessi, ricordare che le prime conversazioni le facciamo con noi stessi e solo dopo possiamo pensare di essere instaurare un dialogo utile con gli altri.

In questi anni ho capito che spesso si lotta contro corrente quando invece bisogna cavalcare l’onda del cambiamento anche se all’inizio spaventa un po’. 

Farlo ci rende più felici e più veloci. E questi sono due aggettivi straordinari per chi fa impresa o per un professionista.

Molto spesso incontro imprenditori che si auto valutano (ed in questo periodo di crisi spesso assolvono) per l’impegno profuso in azienda. Ma gli sforzi devono essere convogliati verso un obiettivo per produrre risultati. Può capitare (a me è capitato) di impegnarci per difendere uno status quo e avere la sensazione tutto ciò non sia sufficiente. I nostri sforzi e quelli dei nostri collaboratori in questo caso paiono non bastare mai.

Poi magari vinti dalla corrente proviamo a lasciarci trasportare, un po’ smarriti all’inizio, più sicuri con il tempo, prendiamo confidenza e scopriamo che esistono altre direzioni da seguire.

Improvvisamente tutto sembra più facile e ci ricarichiamo per l’entusiasmo nostro e dei nostri collaboratori.

Attenzione che quando parlo di nuotare a favore di corrente non intendo seguire la massa, semmai l'opposto, ma seguire i nostri punti di forza, riscoprire i nostri vantaggi competitivi.

Ascoltare, confrontarci sia all’interno della nostra organizzazione sia all’esterno ci aiuta a riordinare le idee ed è un esercizio prezioso.

In questi giorni si sentono voci sempre più preoccupanti di recessione, stretta bancaria ed uscita dall’euro. A breve non si vedono soluzioni immediate e si lavora tutti per scenari.

L’unica certezza è che indietro non si torna, che difficilmente potremo operare come facevamo in passato. In tutti i settori, anche nel mio fino a ieri cosi tradizionale.

Credo che oggi sia importante provare ad immaginarci diversi, la nostra impresa, il nostro studio professionale. È un esercizio affascinante e ricco di spunti e se pare difficile possiamo sempre chiedere aiuto ad amici, colleghi, o se vogliamo farlo in maniera più strutturata consulenti.

Ma per dirla con Mario: quante cose possiamo imparare domani? E già compare un piccolo ma preziosissimo sorriso.

PS Non incontro Mario credo da due anni ma ci seguiamo on line ed ogni tanto lo uso come sparring partner virtuale mandandogli una email. Questo post nasce inizialmente come corrispondenza ma mi piace renderla pubblica perché le mie riflessioni vanno ovviamente al di la dalla newsletter da cui han preso spunto e si fondono con incontri e casi aziendali su cui sto lavorando in questo periodo.

In sostanza non ho altro interesse se non quello di farmi pagar da bere al prossimo incontro ;-)

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sabato 26 novembre 2011

PEC: ennesima proroga e polemica personale

La notizia della proroga

Una circolare emanata ieri dal ministero dello Sviluppoeconomico (la 224402 del 25 novembre) invita le Camere di commercio a non applicare la sanzione da 103 a 1.032 euro prevista per le società che non comunicano il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) al Registro imprese entro la scadenza di martedì 29 novembre.

La causa sono le numerose segnalazioni pervenute al Ministero da parte dei gestori del sistema di posta elettronica certificata, sull'impossibilità di fare fronte all'enorme mole di richieste di nuovi indirizzi di Pec, concentratasi nell'imminenza del termine in tempi compatibili con il rispetto del termine stesso.

La polemica

Ora mi chiedo se davanti all'ennesimo provvedimento mal gestito dalla P.A. che ne manda in tilt la struttura informatica colleghi, Ordini ed Associazioni continueranno a gioire per la proroga o si decideranno a protestare fermamente per i disagi arrecati.

Idem per la riduzione degli acconti di cui abbiamo già parlato su questo blog. Vogliamo farla? (sia chiaro che è una presa in giro, è solo un movimento finanziario, poi a giugno si paga tutto quindi non spendete questi soldi e se siete imprenditori spiegatelo bene ai vostri dipendenti).

OK facciamola ma non a pochi giorni dal versamento.

Nel mio Studio cerchiamo per quanto possibile di pianificare e fornire in tempo utile (che per un imprenditore non è ovviamente il giorno prima ma...) quanto deve versare ecc..

In questa settimana ci siamo trovati con Registro imprese con pratiche non evase a causa del tilt della PEC. Comunicati stampa (non leggi sia chiaro, ma a livello giuridico poco più che pettegolezzi) che ci invitano a rideterminare importi molto spesso già versati dai clienti.

Oggi un mio collega ridendo (per non piangere) mi chiedeva che fine avessero fatto le leggi in questo Paese visto che ormai si lavora solo su comunicati stampa.

Io vorrei un Paese più maturo, dove la sopravvalutata società civile non ringraziasse il politico per una proroga, ma che pretendesse di essere messa nelle condizioni di operare al meglio nell'interesse di tutti.

Perdonate lo sfogo, prometto che il blog ritroverà toni più urbani.

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mercoledì 23 novembre 2011

Acconto IRPEF 2011

E' stato firmato in data 21 novembre 2011, ed è in corso di pubblicazione, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che prevede, fra l’altro, il differimento del versamento di 17 punti percentuali dell’acconto IRPEF dovuto per il periodo d’imposta 2011.
Di conseguenza l’acconto IRPEF dovuto entro mercoledì 30 novembre ammonterà all’82 per cento anziché al 99 per cento. La differenza sarà versata a giugno del 2012.

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PEC: posta elettronica certificata ed il malfunzionamento sul sistema degli Enti Certificatori

E come sempre in Italia siamo schiavi di una pubblica amministrazione a dir poco zoppicante.

Nuovi adempimenti PEC: tutto bloccato. A futura memoria allego comunicazione che potrà sempre servire, se non ora in futuro.

Quando proveremo a pianificare queste rivoluzioni tecnologiche e disturbare i professionisti solo quando tutto è pronto ed i sistemi sono stabili?

 Ricevo e pubblico:

Comunicazione di indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) di impresa al Registro Imprese.
Si avvisa la gentile clientela che a causa di malfunzionamenti sul sistema degli Enti Certificatori abilitati al rilascio delle caselle PEC, XXX SpA in qualità di soggetto distributore non garantisce le aperture delle caselle, la cui modulistica è stata inviata successivamente alle ore 18:00 del 23-11-2011, entro la data del 28 novembre 2011.

Si consiglia pertanto ai professionisti che avessero società ancora senza indirizzo di Posta Elettronica Certificata, di comunicare al Registro Imprese la propria casella PEC personale. Tale possibilità è stata recentemente confermata dalla Circolare Ministeriale (Ministero Sviluppo Economico) n. 3645 del 3 novembre 2011.

Tale comunicazione eviterà eventuali sanzioni per mancato adempimento. Sarà possibile successivamente e si consiglia di farlo in tempi brevi, di variare l'indirizzo PEC indicando quello dell'impresa.
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venerdì 18 novembre 2011

Commercialisti: liberalizzare o cancellare l’Ordine?

Grande dibattito in questi giorni sul ruolo degli ordini professionali.
Soprattutto l’arrivo di Mario Monti al governo fa temere a molti (non a me sia chiaro) una nuova ondata di liberalizzazioni.

Temo la confusione e le norme pasticciate fatte di corsa, nella notte, per vincere l’opposizione delle lobby.

Riforma va fatta ma deve essere organica. Soprattutto all’interno delle varie professioni la casistica dei privilegi è ampia ma differenziata con agli estremi a mio parere notai (ipergarantiti) e commercialisti (senza riserve ed esclusive – in sintesi non c’è nulla o quasi che possa esser fatto dal solo commercialista).

Ieri su twitter ho partecipato ( @commercialista ) ad un interessate botta e risposta tra colleghi e l’Imprenditore confindustriale ( @limprenditore ).

Provo a mediare e liberare il campo da fraintendimenti che credo siano responsabilità soprattutto della pessima strategia seguita in questi anni dal nostro CNDCEC. Ovviamente questo è un post che apre alla discussione ed invito i lettori a correggere ed integrare eventuali mie dimenticanze.

Le principali accuse rivolte all’ordine dei dottori commercialisti (ecc..) :
  • Riserve ed esclusive che limitano la concorrenza
  • Tariffe minime obbligatorie
  • Praticantato ovvero forza lavoro gratuita
  • Esame di stato ovvero restrizione all’accesso della professione
  • Limitazioni alla possibilità di far pubblicità
Proviamo ad analizzarle senza fingere di scandalizzarci per l’attacco a lesa maestà come spesso fa o meglio faceva il nostro Ordine (ultimamente i toni sono più ragionevoli e si cerca di rimediare, faticosamente, agli errori del passato):
  • Esclusive: i commercialisti non hanno esclusive (magari qualcosa mi sfugge, eventualmente illuminatemi):
    • Contabilità, bilanci e dichiarazioni sono attività di gran lunga le più diffuse ma che possono far tutti, anche uno con la terza media per intenderci. Non a caso l’ordine si è caratterizzato in passato in una costante lotta agli “abusivi” dimenticando che abusivi non sono non essendoci nessuna norma che gli impedisce di esercitare. Oggi tardivamente si è cambiato registro spingendo sulla qualità, ma scontiamo anni impiegati a lottare contro i mulini a vento.
    • I numerosi competitor dei commercialisti sono: società di elaborazione dati, società di servizi legate alle associazioni di categoria (non a caso Confindustria è la prima ad attaccare le professioni essendo interessata ad espandersi nel settore. Settore in cui già è ben presente sia chiaro).
    •  Restano riservate agli iscritti agli albi (ma non al solo albo dei commercialisti – concorrenza interna tra le categorie professionali) la revisione contabile (commercialisti, revisori, società di revisione), perizie di stima, consulenze per i tribunali, ricorsi e contenzioso (cui si dedicano molti avvocati).
    • Il grosso come si può notare è liberalizzato. Qualche tutela (ma in questo caso di tutele si può parlare?) legittima si ha invece quando il commercialista svolge ruolo di pubblico ufficiale o serve il pubblico interesse (le riserve sopradescritte).
E' da questo ultimo punto che  a mio parere l’Ordine deve ripartire per ritrovare un senso ed un ruolo. Non dalla ricerca di micro adempimenti burocratici inutili che per il cliente altro non sono che una tassa e per i professionisti più qualificati una scocciatura.

  • Tariffe minime:
    • Non esistono più da tempo, la contrattazione viene fatta con il cliente in piena libertà. Ormai anche la normativa ha fotografato una situazione che da anni era comunque già praticata. Restano solo come riferimento per i lavori effettuati nei confronti del pubblico (principalmente tribunale).

  • Praticantato ovvero forza lavoro gratuita: qui bisogna fare qualche precisazione:
    • La nostra è una professione difficile e piena di responsabilità. Buona parte della giornata i giovani colleghi la passano (o dovrebbero) a studiare. Quindi è corretto che lo stipendio riconosca una limatura dovuta alla formazione. Qualche distorsione c’è soprattutto sulle piazze meno ricche e va corretta ma vi assicuro che su Milano (parlo di ciò che conosco) le cose son ben diverse da come vengono raccontate. 
    • Il mio studio (che è comunque un piccolo studio) ad esempio retribuisce il praticante con:
      • un compenso crescente nel tempo e parametrato alle capacità ed all’impegno anche mediante bonus a fine anno.
      • Post laurea universitario biennale pagato dallo studio.
      • Corso intensivo di preparazione all’esame di Stato pagato dallo Studio.
      • Cerchiamo inoltre di creare un percorso formativo interno che consenta lavorare su tematiche varie e complementari. I miei praticanti nei tre anni di solito riescono a collaborare su quasi tutte le tipologie di operazioni di finanza straordinaria oltre ovviamente ad acquisire buone capacità nella gestione dell’ordinario. Questo però comporta ore di studio per loro e di mancato lavoro che per noi nel breve sono un sacrificio. Ben diverso ovviamente è se li si mette a fare contabilità tutto il giorno. Ma in quel caso quelli bravi se ne vanno. C’è concorrenza, ripeto, quanto meno sulle piazze ricche.
      • Un giovane preparato è il migliore investimento sulla mia attività. Non regalo nulla, investo su chi lavora bene.
      • La vera sfida in realtà è trattenere i collaboratori validi ed evitare di disperdere questo investimento

  • Esame di stato ovvero restrizione all’accesso della professione:
    •  Per i commercialisti siamo sinceri non è un dramma e differenza per esempio dell’esame di avvocato o peggio ancora notaio.
    • Ricordiamo poi che tutta l’attività ordinaria non è preclusa a chi ancora non è abilitato a differenza sempre di avvocati e notai.
    • Se si vuole modificarlo facciamolo ma senza snaturarne il senso.
    •  
  • Limitazioni alla possibilità di far pubblicità:
    • Pressoché nessuna se non il buon gusto. Certo c’è voluto del tempo, solo 10 anni fa era praticamente impossibile avere un sito internet un po’ perché non esplicitamente consentito, un po’ perché nessuno conosceva i divieti e si lasciava spazio all’interpretazione di colleghi non sempre liberali.

Credo quindi che oggi si scontino anni di politiche sbagliate, di resistenze al cambiamento, di atteggiamenti decisamente illiberali (che vi assicuro ho patito in prima persona e qui tralascio solo per evitar polemiche), di lotte per ottenere il micro adempimento in più su cui poter mettere una firma.

Tutto ciò detto oggi le cose sono molto differenti.
Parlando sempre di Milano le iniziative di formazione anche ad alto livello completamente gratuite sono numerosissime sia per i commercialisti che per i praticanti.  Io stesso insegno alla Scuola di Alta Formazione in Bocconi e vi assicuro che non lo si fa per il compenso.

Sia le commissioni di studio dell’Ordine sia le nostre associazioni di categoria producono gratuitamente, e non solo a favore dei colleghi, importante dottrina e combattono battaglie per un fisco più equo. Solo che non lo sa quasi nessuno.

Affiancarci nelle battaglie ad avvocati e notai oggi ci fa sembrare dei privilegiati cosa che in realtà non siamo. O se lo siamo io sono qui per discuterne.

Certo, sono alleati forti, gli avvocati in parlamento sono una potenza e fan barriera a tutela degli Ordini. Ma difendono anche privilegi che non sempre trovo giusti ed io preferirei avere come alleati i miei clienti.

Sento parlare di aprire la concorrenza anche nei servizi di tutela pubblica all’interno degli ordini (es. alcuni atti – costituzione società, cessione o affitto azienda - oggi prerogativa dei notai aperti a commercialisti ed avvocati..).
È una strada interessante, sicuramente con pro e contro, che merita di essere approfondita. Strada anche in questo caso che ci vedrebbe in contrapposizione con altri Ordini professionali ma che avvantaggerebbe le imprese ed il mercato.

Auspico che il CNDCEC cambi rotta, si confronti più serenamente con CONFINDUSTRIA che altro non è se non la rappresentanza dei nostri clienti, e sia più propositivo.

La riforma del collegio sindacale andava fatta. Oggi è stata fatta male con limiti dimensionali assurdi e senza risolvere il vero problema che è quello della nomina in conflitto di interesse.

Quello che davvero deve cambiare è un sistema troppo burocratico e complesso. Dobbiamo avere il coraggio per chiedere una riduzione di adempimenti sulle imprese (ciò porterà meno lavoro a noi ma è un lavoro mal retribuito se non addirittura fatto spesso gratuitamente). Questa è la vera battaglia da fare che deve trovare professionisti ed imprese alleati.

E temo, questa è una battaglia che difficilmente ci vedrà sostenuti dagli avvocati, ma spero di esser contraddetto da qualche lettore appartenente alla categoria. Ne sarei solo felice.

Mi piacerebbe poter dire sempre più spesso guardando il cliente che la mia categoria sta combattendo battaglie a suo favore, a favore della libertà di fare impresa.

PS sia chiaro che son disponibile a veder ridimensionato il mio ordine (ridimensionamento che probabilmente avrebbe il risultato di vederne esaltata la funzione), ma voglio anche che CONFINDUSTRIA inizi finalmente a credere nel libero mercato, che si crei concorrenza sui servizi bancari e telefonici, che ci sia una seria riforma del diritto del lavoro, che vendano sanzionati i medici che firmano certificati falsi per coprire l’assenteismo… 

Dobbiamo rimboccarci le maniche? Io sono pronto, e voi?


giovedì 10 novembre 2011

Start up: agevolazioni alle nuove imprese

Contributi a fondo perduto da 2.500 a 15.000 Euro.

Destinatari: Micro, piccole e medie imprese
  • Costituite da meno di 18 mesi: i 18 mesi si calcolano dalla data di iscrizione al registro delle imprese alla data di presentazione della domanda;
  • Con sede legale o operativa nella Provincia di Milano;
  • Attive (devono aver presentato la denuncia di inizio attività).
Termini per la presentazione delle domande: dal 7 novembre al 12 dicembre 2011.  Conta l'ordine cronologico di arrivo delle domande (in possesso dei requisiti previsti dal bando).

Investimenti da effettuare per richiedere il contributo:
Per presentare domanda di contributo è necessario che l'impresa si impegni a effettuare:

  • sia un investimento in risorse tecniche (a), 
  • sia un investimento in risorse umane (b), 
  • è inoltre necessario che frequenti il 100% del corso di formazione imprenditoriale (c).
A. Investimenti in risorse tecniche. Il regolamento del bando elenca le tipologie di investimenti ammissibili. Le spese relative a tali investimenti possono essere già state effettuate (90 giorni prima della data di pubblicazione legale, 21 ottobre) o da effettuarsi entro 120 giorni dopo la data di assegnazione del contributo.

B. Investimenti in risorse umane: nuove assunzioni o stabilizzazioni (trasformazioni a tempo indeterminato di personale già presente in azienda).

C. Corso di formazione imprenditoriale: il corso è gratuito. Si tratta di un corso di 10 ore che verrà attivato a gennaio e che si concluderà entro febbraio 2012. Al corso dovrà partecipare UNA PERSONA indicata nella domanda di contributo dall'impresa.

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Il miracolo permanente dell'Italia di Benigni



Consoliamoci coi comici.....

mercoledì 9 novembre 2011

AIDC: i commercialisti stanno crescendo?

Ecco un bell’esempio di contributo alla chiarezza di interpretazione normativa da parte di una associazione di categoria, o quanto meno un bel tentativo.

Chi mi legge sa che non sono particolarmente entusiasta del funzionamento di Ordini professionali, ecc… troppo spesso complici, se non di incrementare la burocrazia, certamente di omessa denuncia (in concreto intendo, al di là del comunicato stampa di maniera).

Per contrasto, dopo le numerose critiche, mi piace portare qualche esempio di iniziativa che ha una ricaduta positiva non solo sui professionisti iscritti che devono applicare la normativa, ma anche sulle imprese e sui contribuenti in generale.

Con la denuncia del 1 giugno 2009 n.6 l’Associazione Italiana Dottori Commercialisti ed esperti contabili  ha chiesto alla Commissione europea di verificare la compatibilità della normativa italiana sull'esterovestizione, l’illegittimità comunitaria, cioè, della presunta residenza fiscale in italia di società ed enti avente la sede in altro stato comunitario come prevista dall'art. 73 del D.P.R. n. 917/1986.

E anche se la Commissione ha deciso che il fatto non sussiste ha costretto l'Agenzia a chiarire che “la presunzione contenuta nell'articolo 73 facilita il compito del verificatore nell'accertare la residenza effettiva della società estera, ma non lo esonera dal dovere di dimostrare l'esterovestizione. Inoltre, il contribuente può fornire prova a suo discarico e ciò – in base alla risoluzione 312/E/2007 – sulla base di dati documentali e di tutti gli «elementi concreti, da cui risulti, in particolare, il luogo in cui le decisioni strategiche, la stipulazione dei contratti e le operazioni finanziarie e bancarie siano effettivamente realizzate”.  Il Sole 24 Ore http://24o.it/l2iWA

Non ho avuto tempo di approfondire leggendo la difesa della Agenzia delle Entrate, ne di valutare in concreto i risultati di questa iniziativa (probabilmente limitati) ma credo che questo sia il giusto modo, da parte delle associazioni di categoria, di contribuire tecnicamente al miglioramento della qualità legislativa e tutto vantaggio dei contribuenti che altro non sono che i nostri clienti.

Mi piacerebbe leggere più spesso di tentativi simili e meno di rivendicazioni e battaglie spesso di retroguardia tese a far certificare al commercialista tutto e tutti (con compensi spesso bassi - il cliente paga bene se il servizio è utile, poco e di malavoglia se è solo burocrazia in più - ed in cambio rischi altissimi) al posto di premere per una semplificazione che non farebbe altro che aiutare anche il Ministero nei controlli.

Mi piacerebbe poter dire sempre più spesso guardando il cliente che la mia categoria sta combattendo battaglie a suo favore, a favore della libertà di fare impresa.

Oggi purtroppo non sempre è così o forse semplicemente si è iniziato troppo tardi a farlo e recuperare nell'immaginario è dura, soprattutto se continuiamo ad associarci nelle nostre rivendicazioni ad altri ordini che operano con tutele ed esclusive a noi sconosciute (notai, avvocati, ecc).

Sarebbe bello che un dialogo anche con confindustria partisse da Milano che essendo la piazza più ricca è anche quella più aperta al cambiamento, per spiegare noi chi siamo e aiutare agli altri a scoprire che se alcune critiche verso la categoria son giuste altre sono viziate da interessi di parte.

Molte battaglie potremmo combatterle insieme.

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Rivalutazione partecipazioni al primo luglio 2011

La norma in esame consente la possibilità di rideterminare il costo o valore di acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edificabili e con destinazione agricola, purché detenuti alla data del 1° luglio 2011.

Il valore “rideterminato” può essere contrapposto al corrispettivo della cessione a titolo oneroso dei suddetti terreni e partecipazioni in luogo dell’originario costo o valore di acquisto.

Tale valore non può essere incrementato degli oneri inerenti e, quindi, neanche dell’eventuale imposta di successione e donazione, ad eccezione dell’ipotesi prevista dalla norma con riferimento alla spesa sostenuta per la redazione della perizia.

La Perizia giurata di stima
Ai fini dell’applicazione della norma, il valore al 1° luglio 2011 delle partecipazioni e dei terreni deve risultare da un’apposita perizia giurata di stima redatta da professionisti abilitati, entro il termine del 30 giugno 2012. Si ricorda che i soggetti abilitati alla redazione delle perizie con riferimento ai titoli, quote e diritti non negoziati nei mercati regolamentati sono individuati negli iscritti all’albo dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali, nonché negli iscritti nell’elenco dei revisori legali dei conti

Le perizie possono essere presentate per la asseverazione, oltre che presso la cancelleria del tribunale, anche presso gli uffici dei giudici di pace e presso i notai.

Va, inoltre, precisato che nell’ipotesi in cui la perizia sia predisposta per conto della società, la stessa disposizione al comma 5, dell’articolo 5 della legge n. 448 del 2001 stabilisce che la relativa spesa è deducibile dal reddito d’impresa della società o ente in quote costanti nell’esercizio in cui è stata sostenuta e nei quattro successivi.

La norma specifica ulteriormente che qualora, invece, la perizia sia predisposta per conto dei soci, la relativa spesa sostenuta aumenta il costo rivalutato delle partecipazioni.
 
Il versamento dell’imposta sostitutiva
L’efficacia della procedura di rideterminazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni e dei terreni è condizionato al versamento di un’imposta sostitutiva nella misura del:
  • 2 per cento del valore risultante dalla perizia, per le partecipazioni non qualificate;
  • 4 per cento del valore risultante dalla perizia, per le partecipazioni qualificate e per i terreni.
Il versamento dell’imposta sostitutiva deve essere effettuato entro il 30 giugno 2012 in un’unica soluzione oppure può essere rateizzato fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla medesima data.

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giovedì 3 novembre 2011

L'arte dimenticata di offrire da bere.

Ieri sera uscendo dallo Studio ho incontrato un amico avvocato e mi son fermato con lui a bere un bicchiere di vino. Non il classico aperitivo milanese ma un buon rosso per far due chiacchiere in attesa della cena, giusto per scaricare la tensione di una giornata frenetica.

Al momento di pagare mi ha colpito una sua osservazione: siam rimasti in pochi a litigare per offrire da bere.

E' vero, sempre più spesso manca la nobile arte dell'offrire, la piacevolezza di rivedersi per ricambiare.

Son piccole cose che individuano la persona, generosità ingenua ma solida.

E pensare che un tempo a Milano c'era l'usanza di lasciare al bar un cafè pagato, nel caso entrasse chi non poteva permetterselo. Un piccolo gesto di generosità anonimo segno di una città che allora aveva molto da dare.

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mercoledì 2 novembre 2011

Emergenza sconfinamenti: termini ridotti alla metà dal 1 gennaio 2012

Oggi, proprio mentre stavo analizzando con un cliente la sua situazione bancaria e valutando l'ipotesi di una ristrutturazione  del debito ricevo una email di spam ma per una volta con un contenuto interessante:

Gli sconfinamenti strutturali (cioè non occasionali) che alla data del 1 gennaio 2012 risulteranno in essere da 90 o più giorni, saranno considerati “esposizione scaduta” (c.d. past due) e comporteranno un automatico downgrading del cliente con possibili conseguenze anche sui tempi di passaggio dell’esposizione complessiva a sofferenza.

Attualmente le banche italiane considerano “esposizione scaduta” lo sconfinamento al superamento dei 180 giorni dalla scadenza del credito concesso o della rata non pagata.

Ciò in deroga alla definizione di inadempienza (cd. default) prevista dall’Accordo di Basilea 2, entrato in vigore dal 2007, che stabilisce che debba essere considerato in default il cliente che presenti verso la banca debiti scaduti da oltre 90 giorni.

L’Italia, infatti, (tra i Paesi facenti parte del G10, le cui banche centrali sono firmatarie dell’Accordo) all’epoca dell’entrata in vigore di Basilea 2, ha optato per l’adozione di un termine più lungo (appunto, 180 giorni) in considerazione della “fisiologia del ritardo nel servizio del debito, riscontrata nel nostro paese”; è stata, dunque, consentita una deroga per innalzare il predetto limite da 90 giorni a 180 giorni e comunque fino e non oltre il 31.12.2011.

L’abbassamento del rating dovuto a ragioni esterne al rapporto banca / cliente e non collegato alla situazione oggettiva del cliente, difficilmente potrà essere contrastato.

L'informazione lo confesso mi era sfuggita e mi chiedo quanti ne siano a conoscenza.

Ho chiesto informazioni in rete e ne ho avuto la triste conferma.

Ad una prima reazione poco urbana sono seguite alcune riflessioni:
  • Irap anche per le imprese in perdita (non condivido le lamentele di molti data l'origine dell'imposta ma è un dato di fatto);
  • Interessi passivi a deducibilità limitata (detta alla grossa: più perdo meno deduco);
  • riporto delle perdite fiscali limitato all'80%;
  • Titolo di privilegio alle sanzioni fiscali che limiterà il recupero dei crediti in caso di clienti in fallimento o altra procedura concorsuale;
  • aumento degli interessi passivi e stretta del credito aggravata dalla notizia appena letta e chi rivelerà temo dirompente;
  • futura patrimoniale o comunque aggressione ai risparmi personali degli imprenditori e delle famiglie (che renderà più difficile decidere di ricapitalizzare le imprese).
Se ci aggiungiamo la crisi recente e mai risolta, son sincero oggi non c'è molto da stare allegri. La casa crolla e non ce ne rendiamo conto.

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